Il libro
Letteralmente è un libro di poesia che prende sul serio le cose leggere e tratta con ironia quelle pesanti. Una raccolta di testi brevi, aforismi in versi, micro-narrazioni e scarti improvvisi del pensiero, in cui il quotidiano – lavoro, famiglia, linguaggio, consumo, memoria, amore, politica, paura – diventa materia poetica senza mai solennizzarsi. La voce di Riccardo Mey è insieme disincantata e partecipe: osserva il mondo con attenzione quasi maniacale per le parole, per la punteggiatura, per i dettagli minimi, ma lo fa da una posizione laterale, antidogmatica, spesso comica. L’io che parla non pretende di insegnare nulla: dubita, si contraddice, si espone, si prende in giro. La poesia nasce così da un attrito continuo tra pensiero e realtà, tra desiderio di senso e resa all’imperfezione. Letteralmente è un libro che riflette sul linguaggio mentre lo usa, che mette in scena la fragilità dell’esistere senza retorica, alternando sarcasmo e tenerezza, rabbia e stupore. Una scrittura accessibile ma non accomodante, capace di intercettare lettori non abituali di poesia e, al tempo stesso, di parlare con lucidità al presente. Una prima pubblicazione che ha la forza di una voce già riconoscibile.
L’autore
Giornalista, fotografo, copywriter o semplice dubitatore compulsivo? In effetti Riccardo Mey, classe 1982, non saprebbe spiegare cosa fa, figuriamoci raccontare chi è. Questa è, letteralmente, la sua prima pubblicazione. Quando non scrive per sé (cioè gratis), lo fa per i clienti dell’agenzia di comunicazione per cui lavora (cioè pagato, anche se «sempre troppo poco»). Dal 2024, contro ogni previsione, organizza POETICÔNI – il festival della poesia – e tiene corsi di lettura espressiva. A volte lo chiamano in contesti più o meno formali a leggere, interpretare o esprimere pareri (spesso poco qualificati). Evidentemente, qualcuno lo prende sul serio.
Di poesie belle, ve lo dico, non ne scriverò.
Perché le poesie belle mi vengono
quando passeggio e guardo lontano.
Guardo lontano, ma non vedo niente.
Ed è lì che tutto diventa limpido, allineato.
Una parola dietro l’altra, a costituire
un significato perfetto. Ecco l’essenziale.
È lì, lo si può quasi toccare.
I cerchi si chiudono, quando non vedo niente.
Poesie bellissime.
Poi però, non ho il taccuino.
“Questa me la ricorderò – mi dico –
appena rientro, me la segno”.
E invece ha le ali e vola
via. Nel vento.
Certo, direte, potrei appuntarmele
sullo smartphone. Ma mi pare così
triste. Meglio il vento. Che se le tenga.
*
Non fiori, ma
petali noi siamo.
Non alberi, ma
foglie e rami e radici e corteccia.
Non mare, ma
gocce di pioggia.
Per l’integrità del fiore,
dell’albero e del mare,
vivo.





