Il libro
Fiat raccoglie i componimenti scritti dall’autrice nell’ultimo decennio, a cavallo tra i venti e i trent’anni. Un vero e proprio viaggio nel percorso di vita di Paola Tricomi, ricercatrice presso l’Università per stranieri di Siena, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana; un itinerario poetico ricomposto sulla base di confini concettuali, si dipana a partire da un baricentro psico-fisico individuale per tentare di sfondare la pelle collettiva, quantomeno attraversarla, forse abbracciarla. Nella ricomposizione si inchioda la coscienza metaletteraria: riferimenti come pilastri e direttive e la consapevolezza di poesia come ricreazione tanto altra, quanto necessaria. Nell’orizzonte perenne di quel legame inscindibile e proprio dell’autrice tra vita e mistica, la riemersione di un nucleo conflittuale verso ogni forma di riduzione dell’umano.
L’autrice
Paola Tricomi (Catania, 1991) è ricercatrice presso l’Università per stranieri di Siena. La sua ricerca verte su Dante e la poesia italiana delle origini. Oltre alla produzione scientifica, ha pubblicato: le sillogi poetiche Il nome del Nulla (A & B, 2013) e La voce a te donata (Algra, 2016); i romanzi Il canto del mare (Algra, 2019) e Dialoghi negromantici (Bookabook, 2021) scritto a quattro mani con Andrea Bianchi. Ha ricevuto nel 2023 il “Germoglio d’oro”, Premio Belisario per la lotta alle pari opportunità e nel 2024 è stata nominata Cavaliere all’ordine della Repubblica italiana per essersi battuta per il diritto allo studio delle persone con disabilità.
Se si potesse donare il respiro,
come si dona il sangue
Se si potesse donare il tempo,
come si dona un organo
Se si potesse donare la vita,
come si dona un bacio
Se si potesse donare una sorte di stelle,
come si dona l’amore
Se si potesse donare sollievo,
come si dona una poesia
*
Verrà l’estate
come l’ho sempre conosciuta
nella terra stanca e ferma, ma nutrita
di sogni di frutti e mare
Verrà l’estate
opulenta di odori-suoni
– di zagara, di gelsomino –,
colori sparsi dell’arsura,
dorato rosseggianti
Verrà l’estate anche se inutilmente,
anche se non l’ho chiesta,
anche se non è tempo,
anche se la porta è chiusa,
anche se il labirinto è aperto
Verrà perché è il suo tempo,
a ricordarmi che la libertà
è sempre stata solo questa,
così piena dentro me da non tenerne conto
Così bistrattata, ripudiata
verrà a ricordarmi che sono tutto ciò che disprezzo
Non tornerai tu,
anche se ti ho sempre amato,
non come si ama un’anima,
ma come ci si ama ferendosi nei corpi,
anche se ti sento dentro
Non tornerai,
anche se in quell’organo fatto di carne
che suona il battito del tuo esistere
c’è integralmente il mio
E lo farai nella tua piena assenza
a ricordarmi che sono il frutto
dal gusto inesplorato
a cui nessuno arriva
Verrà l’estate e marcirà ogni frutto
e la sete resterà
intatta dissipandosi
*
Il mio amore per te è la mia più vera malattia
che mi guarisce dalla paura della morte
Non amarti sarebbe una liberazione
che spegnerebbe la mia linfa vitale
Il mio amore per te è la mia casa, il mio sentiero di pace
lontano da ogni sofferenza
e la condanna del non poter venirne fuori
Il mio amore per te è non riuscire a fare a meno
di perdonarti tutto ciò che non potrei
perdonare a nessun altro
È capirti senza capirti
È sentirti senza sentirti, nel silenzio assoluto
Il mio amore per te è una fiamma sempre accesa
che arde, consuma e illumina,
che più manca l’ossigeno e più si vivifica,
che sa di essere completamente inutile,
uno spreco immane, ma sente in sé
la necessità più estrema dell’esistere
Il mio amore per te è attenderti all’infinito
in quel campo in cui tu non sarai mai
ma in cui io ti riconosco da sempre







