Il libro
L’estasi insicura è una delle sillogi più corpose di Silvio Raffo, suddivisa in venti brevi suite secondo la proverbiale misura e armonia “classica” caratteristiche del suo stile, che ha attraversato le stagioni degli sperimentalismi e delle avanguardie ignorandole e mantenendosi sempre fedele alle esigenze di una lirica melodica e insieme modernissima per le componenti esistenzialiste dei suoi contenuti. Maestri di Raffo che lo hanno incoraggiato riconoscendo in lui un erede ideale sono Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani e Sandro Penna. Gli esponenti della critica letteraria che hanno elogiato la sua figura e il suo “anticonformismo iperlirico” e la sua “tradizionalità eversiva” sono stati principalmente Elio Gioanola, Giorgio Barberi Squarotti e Enrica Salvaneschi.
L’autore
Silvio Raffo, nativo di Roma, poeta,narratore, traduttore e docente, è considerato il massimo esperto italiano di Emily Dickinson, di cui ha tradotto l’opera omnia (Meridiani Mondadori, Crocetti, Robin) e scritto la biografia Io Sono Nessuno (Elliot). Ha al suo attivo le traduzioni di molti poeti angloamericani, oltre a raccolte di poesia che hanno vinto i premi più prestigiosi, e una decina di romanzi (tra i quali La voce della pietra, finalista a uno Strega, da cui è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke). Dirige a Varese il centro culturale “La Piccola Fenice” e collabora con più università per seminari di traduzione letteraria.
Oscilla fra tormento, estasi e disincanto
la tua anima indocile e stregata.
Teme la morte se la sente accanto –
sempre più della vita innamorata.
Morire senza averlo conosciuto –
l’amore: la più iniqua punizione
per la colpa di chi non ha saputo
viverlo vincolato alla passione –
Colpa innocente, atavico timore
di chissà quale atroce sofferenza.
Noi che ne sapevamo dell’amore?
Convinti di poterne fare senza
per presunzione? O fu soltanto sorte
avversa, da natura mal forniti
dei pochi necessari requisiti?
Più attratti (addirittura) dalla morte?
Comunque sia, non l’abbiamo incontrato.
Amara verità. Nessun peccato.
*
Tu sei questo e sei quello
sei la piaga e il coltello
madre e figlio – l’abbraccio –
tu sei fuoco e sei ghiaccio
l’ininterrotto amplesso
tu sempre mai lo stesso
figlio e madre – fomento
di delizia e tormento
cieca ripetizione
dell’arcana fusione
tu sei questo e sei quello
tu sei il seme e il baccello
tu sei il frutto e sei il fiore
sei la mente sei il cuore
quel sinolo nel grembo
che univa lembo a lembo
Fu la separazione
disumana scissione
la costante presenza
e il vuoto dell’assenza
che condanna a ripetere
per sempre il dare e il chiedere
Mutano nomi e volti
nel vortice travolti
identica la pena
nell’immutata scena
L’assurdo agone insiste
ma l’altro non esiste
Tu sei questo e sei quello
sei la piaga e il coltello






