Il libro
stellacarogna è un’opera prima intensa e visionaria, un libro che attraversa il corpo, la memoria familiare, il paesaggio e la materia vivente per trasformarli in una lingua poetica irregolare e originale. Attraverso le tre sezioni, Francesca Basso costruisce un universo popolato da animali, presenze ancestrali, figure parentali e creature ibride, dove il dolore si intreccia alla metamorfosi e la ferita diventa possibilità di conoscenza. La raccolta si muove tra ricordo e allucinazione, tra l’infanzia e l’età adulta, scavando nelle relazioni e nei territori interiori con una voce che rifiuta ogni compiacimento lirico. Ne nasce una poesia corporea e selvatica, capace di accogliere il brutto, l’errore, la dissonanza e di farne materia di canto. La natura non è sfondo ma interlocutrice costante: parla attraverso insetti, alberi, acque, fossi e carcasse, restituendo una visione del mondo insieme arcaica e contemporanea. Come scrive Valerio Grutt nella prefazione, «questo non è un libro tranquillo. È un libro affilato, umido come l’ombra dei boschi», una raccolta che conduce il lettore «in quelle stanze dove qualcosa è rimasto sospeso, tremante, e attende il nostro ritorno». stellacarogna è un viaggio di discesa e rinascita, una cerimonia poetica che invita a sostare nell’inquietudine per ritrovare, oltre il buio, una nuova forma di luce.
L’autrice
Francesca Basso (Pordenone, 1996) è poeta e insegnante. Antropologa di formazione, si specializza in Scienze delle Religioni a Venezia dove cura laboratori nelle scuole e studia danza contemporanea. È co-fondatrice del collettivo scafandra, progetto ibrido attivo dal 2023. Trovate una selezione di suoi testi nella rivista Vitamine vol.B (Edicola 518, 2022). stellacarogna è la sua opera prima.
raschio
nel punto dell’osso
dove la pelle si assottiglia
passo la lingua
lungo la linea
che va dalla spalla
all’orecchio
bevo dall’incavo
della clavicola
sbrano cellulepifania
e, se il formicaio
mi scava gli organi
so che voglio
l’assedio, l’irradio
cerco la resa
senza ritorno
*
brucia lenta la foglia
fuocoinverno
la resina è ora antro
il lombrico, sbadiglio
la pozzanghera ha ingoiato il sole
ne ha fatto luna
che innesta rogne
ti ho visto mangiare cristalli
il cuore accomodato sul divano
ho visto l’unghia
ornare di muffa la terra
di bava la pietra
e la goccia farsi pellicola
a cavalcioni
sul tronco mozzato
ho ascoltato
l’odore del catasto
ora scova la tana del rospo
lo spazio largo del muschio
la poltrona che accomoda il frastagliato
*
santo predatore
ascolta la Barena
signora di raso, regina di lampeggio
nella processione dei secoli
siamo generati
abbiamo amato l’incaglio
l’ostacolo, la separazione, la menzogna
nella consegna del boccone
ora la tenerezza del regno
una colata di compassione bambina
è da qui che sei scesa
madre d’abbaglio
consegnaci
nelle mani
di una verità bieca
di un precipitare
che ci rinnovella le ossa








